Descrizione
Ogni casa custodisce un pensiero silenzioso, un’anima stratificata, una ragione segreta che riflette e rifrange la storia da cui è scaturita. Il tempo vi esercita la sua sovranità invisibile, scandendo il ritmo profondo del divenire: un’alternanza incessante di sistole e diastole, come un respiro arcaico che anima i luoghi abitati. Le case, corpi antichi radicati nella memoria del mondo, pulsano di una vita lenta e persistente; dimorano nel fluire delle stagioni con una calma serafica, autentica, come se conoscessero l’eternità nella forma discreta dell’attesa. Questa volta facciamo tappa a Muro Leccese, nel cuore magnetico di una cittadina dal fascino storico profondo, dove la trama urbana si offre come un racconto sussurrato. Siamo nell’intreccio innamorato delle stradine che costeggiano Piazza del Popolo, tra le mani devote di un vicoletto d’altri tempi, dove la pietra viva si fa dettaglio narrativo e le corti, i giardini nascosti, le soglie consunte dal passaggio umano custodiscono l’intimità di un sospiro antico. L’ingresso è già una dichiarazione d’intenti: uno spazio privato ricamato dalla pietra sotto un cielo azzurro e alto, una corte che segna il respiro introduttivo della casa, preludio misurato a un itinerario domestico dal fascino autentico. La ristrutturazione si muove con passo rispettoso, quasi reverente, scegliendo una lettura degli spazi capace di esaltare l’identità originaria senza mai forzarla. È una metrica eccelsa, quella adottata, che valorizza i dettagli architettonici e lascia emergere con naturalezza l’indole accogliente della dimora. Intorno alla corte si organizza la zona giorno, generosamente irrorata dalla luce del giorno, resa ancora più seducente dalla pavimentazione originaria in cementine: motivi geometrici, toni caldi, stelle e intrecci che raccontano il tempo con grazia materica. Qui il pavimento non è semplice supporto, ma pagina scritta, memoria calpestabile che accompagna il vivere quotidiano. Intrigante il vano pluriuso emancipato alla sinistra della corte, dove la scelta filologica di conservare l’architrave d’ingresso nella sua altezza e consistenza natie diventa gesto di coerenza e rispetto. La soffittatura in lastroni di pietra dialoga con questa soglia primigenia, mentre un dettaglio inatteso – un pitale in ceramica incastonato lungo il perimetro della pavimentazione – introduce una nota di umanissima poesia, un frammento di vita che affiora senza pudore dal passato. Meravigliosi i due ambienti che compongono la zona giorno. La sala da pranzo, dall’eleganza minimale, è concepita come uno spazio bianco, quasi rarefatto, irretito però dai colori eterei delle cementine temprate dagli anni: un equilibrio sottile tra astrazione e memoria. A seguire, la cucina, dislocata nella stanza del camino, dove si avverte con chiarezza la straordinaria eloquenza della nuda pietra. La soffittatura a lastre lasciata a vista crea un dittongo cromatico di rara bellezza con l’architrave del focolare, mentre il pavimento in microcemento disegna una croce lungo lo spazio centrale, oscillando tra le due anime della casa, come un punto di incontro tra passato e presente. Il corridoio mediano imprime equilibrio distributivo agli ambienti, restituendo ordine e armonia al percorso. Sulla sinistra, lungo lo stesso asse della cucina, trova posto un comodo bagno; frontalmente si apre la camera da letto padronale. Qui la meraviglia si fa verticale, spinge in altezza e vibra del linguaggio puro degli archetipi: la volta stellata, protagonista assoluta, trova eco nelle stelle disseminate sulle cementine originarie. La luce scivola con eleganza lungo le pareti grazie alle due finestre poste in alto su versanti differenti, componendo una simmetria delicata, capace di emozionare e commuovere nello stesso istante.
Una camera studio dall’indole eclettica aggiunge comodità e gioia funzionale alla casa. È uno spazio creativo inatteso, dotato di ingresso indipendente dal vicolo, nel punto in cui la corte comune è introdotta da un arco di nobiltà silenziosa: una curva perfetta che si apre sulla storia e profuma di umanità condivisa, di relazioni sedimentate nel tempo. E poi la terrazza, ancora in potenza ma già chiaramente evocata dal progetto, raggiungibile attraverso una scala da realizzare nel cortile. Uno spazio sospeso, da vivere tra le braccia della storia, luogo privilegiato per raccogliere la sinfonia della memoria che risuona nella pietra. Qui lo sguardo potrà distendersi, il pensiero farsi lento, e l’interiorità trovare un riflesso limpido, perché le case che abitiamo, in fondo, ci abitano. E in questo dialogo silenzioso tra noi e la pietra, tra il tempo e il presente, si compie il senso più profondo dell’abitare.